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Abstract della relazione /workshop “Rapporti tra scuola ed educazione”

Un pezzo di storia…

VII Convegno Nazionale Federazione Logopedisti Italiani

Abstract della relazione /workshop “Rapporti tra scuola ed educazione”

M.V. Rinaldi – Centro Paides – Padova

I bambini segnalati dalla scuola dell’obbligo ai servizi di logopedia per ritardo del linguaggio e per difficoltà di apprendimento sono in aumento. Il fenomeno, come sappiamo, riguarda tutto il territorio nazionale e, senza dubbio, merita un serio approfondimento multidisciplinare che riconsideri, nel nostro tempo, il complesso rapporto tra Scuola ed Educazione, ma anche tra normalità e patologia.

Con questo lavoro, si vuole dare una testimonianza di come la pratica logopedica, utilizzando strumenti e metodi riabilitativi propri, diretti alla cura del linguaggio verbale in età evolutiva, possa contribuire a recuperare un concetto di educazione e di istruzione che rispetti l’identità dell’infanzia moderna, non solo patologica, ma anche normale.

In particolare, verrà descritto un progetto realizzato nelle classi prime di una scuola elementare di Taranto, intitolato: “… c’era una volta un narratore bambino.” Lo scopo del progetto, frutto della collaborazione tra una logopedista e un’insegnante, è stato quello di far apprendere ai bambini lo schema base della narrazione linguistica, sia in comprensione che in produzione. I buoni risultati ottenuti, ci permettono di sostenere che la teoria della pratica logopedica può diventare una pratica educativa delle funzioni neuro-cognitivo-linguistiche com’è, di fatto, la competenza narrativa.

I cortili liberi per i bambini

Milano riaprirà i cortili ai bambini
“Nei condomini si torna a giocare”

La giunta Pisapia ha approvato una delibera per “affermare il valore del gioco”, spiega l’assessore Bisconti. Il provvedimento, dopo un confronto con gli amministratori condominiali, passerà in aula

di LAURA FUGNOLI

I bambini a Milano potranno tornare a giocare in cortile: nessun cartello minaccioso di divieto potrà più impedire di calciare un pallone, o rincorrersi a nascondino tra i box, le aiuole e i bidoni della spazzatura. La giunta, su proposta dell’assessore al Tempo libero, Chiara Bisconti, ha approvato una delibera che attende solo la ratifica definitiva da parte del consiglio comunale. È bastata una modifica al regolamento di polizia urbana, l’aggiunta di un articolo (l’83 bis) che costringerà i condomini ad adeguarsi “e qualora l’assemblea condominiale si rifiutasse – ha spiegato Bisconti – qualsiasi condomino potrà fare ricorso al Tar con uno strumento a suo favore che lo tutelerà”.

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La scuola di Hollande “Voglio abolire i compiti a casa”

La Francia vuole eliminare le differenze sociali E aiutare gli alunni che studiano senza i genitori

17/10/2012

Da Repubblica:

Giampiero Martinotti PARIGI
Niente compiti a casa, riforma degli orari, rifiuto delle bocciature, scuole materne aperte anche a chi ha meno di tre anni: François Hollande, come ogni presidente della Repubblica, vuol dare la sua impronta. E sceglie naturalmente la scuola, vera ossessione francese, oggetto di riforme a ripetizione, specchio di una società segnata più di altre dalle diseguaglianze. Il capo dello Stato lo aveva detto in campagna elettorale e lo ha ripetuto la settimana scorsa: l’istruzione è la sua principale preoccupazione, la priorità assoluta. Non è il primo e non sarà l’ultimo a dirlo.
In tutti i paesi occidentali il destino della scuola, e dunque delle generazioni future, è fonte di preoccupazione, ma Oltralpe si sfiora la paranoia: ogni nuovo governo, pochi mesi dopo la conquista del potere, vuol riformare la scuola. Hollande non fa eccezione, anche se preferisce parlare di rifondazione e di un progetto che richiederà tempo. Nell’immediato, i provvedimenti riguarderanno i più piccoli e i più giovani, cioè materne, elementari e primo biennio delle medie inferiori. Hollande ha detto di voler meno bocciature, non sempre utili, è soprattutto un cambiamento degli orari: Sarkozy aveva creato la
settimana di 4 giorni, il socialista la riporta a 4 giorni e mezzo. In Francia si va a scuola mattina e pomeriggio e ogni sette-otto settimane c’è una lunga pausa di 15 giorni. Ma i ritmi sono oggetto di polemiche a non finire.
Adesso si tornerà a quattro giornate e mezzo: le lezioni finiranno alle tre e mezzo, cioè con un’ora di anticipo rispetto a oggi, ma i bambini resteranno a scuola per fare i compiti. Nelle intenzioni del governo, si tratta di un principio egualitario: aiutare tutti a fare i compiti vuol dire, in teoria, sopprimere la differenze tra le famiglie che possono o non possono dare una mano ai bambini.
Questa scelta, tuttavia, suscita già molte critiche nel mondo delle associazioni familiari: a parte il fatto che i compiti, in teoria, sono banditi da una legge del 1956 mai rispettata, i genitori vogliono aiutare i figli, perché trovano che è il solo modo per mantenere un contatto con il lavoro scolastico. Naturalmente, ha detto il ministro della Pubblica istruzione, Vincent Peillon, nessuno potrà impedire a madri e padri di far lavorare i piccoli a casa, il che finirà per riprodurre le stesse diseguaglianze
odierne.
Il capo dello Stato ha anche
chiesto di facilitare l’ingresso alla materna dei bambini che hanno meno di tre anni, soprattutto nei quartieri con una forte popolazione immigrata, anche se la proposta si scontra con una serie di ostacoli pratici.
Infine, il presidente ha dato il suo consenso all’introduzione di un nuovo insegnamento, dalla materna alla maturità e con tanto di voti: la morale laica. Un’idea del ministro della Pubblica
istruzione molto contestata: secondo alcuni, potrebbe assomigliare a una specie di indottrinamento. Del resto, i suoi contorni restano ancora vaghi e tre esperti sono stati incaricati di dare un contenuto a un’idea molto francese e molto ottocentesca, ispirata ai lavori di Ferdinand Buisson, uno dei padri della laicità sotto la III Repubblica, su cui Peillon ha scritto un libro.

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