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Valutare il limite – parte seconda

images2. Il passaggio in società e le frustrazioni

L’altra questione che mi pongo è il fatto che nella nostra società non esista più un vero e proprio rito di passaggio in cui si definisce che il ragazzo è diventato adulto. Sarà per questo motivo che l’adolescenza si è prolungata; altro che bamboccioni, il punto è che, tanto per cambiare, nessuno mette limite. Quando si smette di essere bambini? Quando si smette di essere adolescenti? Quando si smette di essere giovani donne? Quando si diventa anziani? Esiste nella società moderna un tempo per ogni cosa? Esiste un tempo per ogni tempo? Dentro queste domande sta il punto del riscoprire l’infanzia. Quando qualcuno avrà capito dove sta l’argine di ogni età, di ogni tempo, allora si riuscirà anche a comprendere cosa è dei bambini e cosa è degli adulti. E cosa riguarda le frustrazioni che per età ognuno può e deve gestire. Che c’entrano le frustrazioni? Beh centrano perché allenano l’essere umano a sopportare determinate situazioni, a indirizzarlo in distinti binari affinché non si perda, servono perché se sono gestite a dovere un giorno ti aiuteranno ad avere speranza, nel futuro ma in buona sostanza anche in te stesso. Le frustrazioni danno valore al tuo operato perché di fondo dicono “ce la puoi fare”. Ovviamente tutto ciò è valido soprattutto in ambito educativo. Questo non significa chiaramente sottoporre quotidianamente un bambino a qualcosa che non sa fare, ma vuol dire plasmare possibilità cucite sulla sua identità e personalità. Cosa succede con l’esame di maturità? Beh, che ovviamente diventa un incubo. Si potrebbe dire lo stesso delle lauree; quanti ragazzi si perdono per strada? Puoi rimanere nel limbo anche tutta la vita, se non esiste qualcuno che mette un limite, allora lì sì che la frustrazione diventa schiacciante fino al limite, opposto, di portarti all’impotenza appresa. Quindi non stupiamoci se poi intervengono gli specialisti a risolvere il male sociale del passaggio all’età adulta perché il punto non è “consolare il poveretto perché deve fare quattro prove” ma accompagnarlo in un percorso di crescita che dovrebbe riguardare tutti.

Come vogliamo risolvere questa questione?

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