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L’era del tablet. Bambini e tecnologia

Quando ero piccola non esistevano i tablet.

Quante volte al mese sentiamo questa frase? Mi viene da pensare che se una frase è così ricorrente tra i nostri discorsi è forse perché in molti ne riconoscono qualcosa che non va. Che sia l’associazione di parole “piccolo” e “tablet”?

Quando ero piccola, nella mia famiglia il primo computer portatile sembrava una scatola estranea. Ricordo ancora il primo gioco che facevo a fianco a mio padre. Molto classico, il principe salva la principessa da i mostri cattivi. Oppure il gatto cercava di acchiappare il topo che si rifugiava tra i calzini. Lo adoravo. Io sono figlia unica e ho sempre desiderato qualcuno con cui giocare. Infanzia difficile? No no, semplicemente volevo condividere e quell’affare mi ipnotizzava. Ricordo ancora il fastidio con cui mio padre mi diceva di smetterla.

Da più grande, è arrivato il primo cellulare (mica mio!), ricordo un Motorola stile cabina telefonica. Non so dire se fosse più grande il corpo del telefono o la batteria. Pareva ti dovessi portare dietro tutta la casa per ricaricarlo. Eppure, ti spostavi e chiamavi, dove volevi. Forse era l’inizio dell’incubo.

Io appartengo alla generazione non molto distante dai piccoli di oggi. Sono parte di quella massa giovane che di solito non parla. Metti che avrebbe anche qualcosa da dire, ma i miei coetanei (mediamente, che qualcuno non si senta offeso, per carità!) tacciono.

Noi siamo il mezzo, il primo risultato del progresso. Le prime conseguenze della tecnologia. Ora, si possono iniziare a fare i conti. Noi, che siamo il prodotto educativo dell’era del duemila. Vi ricordate? Secondo qualcuno, siamo così dipendenti dalle macchine, che nell’anno 2000 doveva esserci un black out totale. Reset.

Apparteniamo, noi “giovani”, alla categoria di quelli che ancora si ricordano delle cabine telefoniche. Dell’ansia di reperire una tessera per chiamare casa quando si faceva tardi. Pensare che oggi basta un sms, comodo no?

L’altro mostro con cui i miei genitori si affannavano a fare i conti era la televisione. Fosse stato per me, mi sarei incollata allo schermo a tutte le ore del giorno e della notte. Luci, colori, storie, racconti, cartoni, programmi per bambini, di tutto. Una fonte inesauribile di anestetico. Il risultato è che oggi perlomeno la televisione in casa non ce l’ho nemmeno, fuori dalla mia vita! Il “mostro” aveva la capacità di alienarmi dalla vita quotidiana. Se mi avessero lasciato lì, probabilmente sarei andata avanti senza interruzione. Perché uscire se c’è la tv? Ah, la mia attività preferita. Casa, pantofole e pigiama, tv. Per fortuna, qualcuno in casa conosceva la bellezza del mondo e mi strappava (letteralmente) dal tentativo della mia mente di crogiolarsi in tanto torpore. Perché quando guardi la tv è così, passano le ore, e nemmeno te ne accorgi. Se uno volesse dimenticare di essere al mondo, gli basterebbe stare incollato, lì.

Poi è stata l’era del Game Boy. La Nintendo probabilmente ha visto crescere fino all’esasperazione dei genitori il suo fatturato. Prima lo schermo era in giallognolo e nero, poi pocket, poi a colori, poi in 2d, in 3d, mancava solo ti facesse la barba. Quello era un altro simpatico sistema per rintronare i bambini e gli adulti. Come dimenticarsi poi della mitica Play Station? Personalmente non ne avevo una in casa, ci mancava solo quella. Ma invidiavo, lo ammetto, i miei amici che potevano usufruirne liberamente a piacimento. Ve la vedete la scena? Due bambini snarocchiosi sul divano, uno che guarda l’altro con aria di sfida misto disprezzo e che dice “io ce l’ho”. E tu, tu che friggi e che pensi “io no”. Poi mi guardo intorno e penso che le cose non siano molto cambiate, alla mia età si fa lo stesso con le macchine. Ma questo è un altro discorso.

Tornando alla tecnologia, al progresso, nel 1998 in casa è arrivato il PC. Anche in questo caso, ero piena di amichetti che già lo avevano da tempo e che ogni volta sfodervano giochi mai visti in questo schermo pazzesco. Quando i genitori di quei bambini mi dicevano “giocate insieme” io mi sentivo un po’ritardata perché non riuscivo a comprendere come si potesse giocare insieme se il giocatore previsto era uno e un unico. Poi c’era il problema delle vite e dei record. Guai a sbagliare una partita con il profilo del tuo amico, gli abbassavi il record, eh!

La mia povera mamma, che si è tenuta lontana dalla tecnologia il più possibile, a sentire le bolle del salva schermo sosteneva ci fosse una presenza in casa. Come darle torto?

Ora che sono grande, la scena che mi si para davanti è un po’questa. Esci a cena, al pub, al cinema, a bere l’aperitivo e ti trovi sempre a fare i conti con il tuo amico e con un fantasma. Questa volta parliamo del cellulare. Anche se Smartphone fa più avanguardia.

Il fantasma si può chiamare, “il/la fidanzato/a a cui devo rispondere per forza”, “mamma e papà che se non rispondo subito pensano che sia morto”, “la zia che mi deve saper dire la ricetta dei broccoli se no poi non la trovo più”, “la nonna che ha imparato di recente a usare il cellulare e le devo dire che è stata brava”. Esagero, ma il concetto è che questi accidenti di affari ci hanno condizionato la vita. Anche la mia, senz’altro.

Poi ti giri, e al tavolo vicino trovi due coppie. Una ha un figlio piccolo, bellissimo. Curato, buono, vestito alla perfezione, non ha un centimetro fuori posto. A volte mi chiedo, ma come fanno ad avere sempre le taglie perfette? Va beh, poi lo riguardo e lo vedo. Un altro mostro in mano! Ma cos’è quello? Ebbene, è l’ultima genialata per anestetizzare i bambini. Per farli stare buoni mentre mamma e papà hanno da parlare. Dopotutto è fastidioso un bambino che disturba mentre mammina parla dell’acconciatura di questa stagione.

Quindi, hai visto com’è intelligente mio figlio che a 3 anni sa già come si usa? Penso. Come?!

Ora, mi sento già le critiche nelle orecchie. Il progresso, la tecnologia, i bambini più intelligenti, sono più attivi, altro che noi! Sentite, il punto non è la tecnologia. Il punto è l’uso. Credete che quando fu inventata la ruota fossero tutti d’accordo? Certamente qualcuno avrà rimpianto le fatiche nel trasporto, quelle sì facevano bene alla salute. Ma pensate che dall’invenzione del carro qualcuno abbia avuto l’idea geniale di montare un bambino di 3 anni alla guida, in funzione del progresso? Chissà, magari saremmo in un mondo migliore in cui a 6 mesi ti dicono già come si programma la lavatrice.

Ma qual è l’utilità di questa cosa? Vogliamo ricondurre la questione a comprendere chi sono i bambini e quanto importanti siano le relazioni?

Ecco, quando ci avete pensato, fate così: invece che andare a cena voi, le vostre amiche, vostro figlio e il tablet, cercate di fare qualcosa di meno altisonante e godetevi l’infanzia del vostro bambino.

Domani è già cresciuto, e il tablet, per quanto all’avanguardia sia, quegli anni non ve li restituirà mai.

 

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