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Facebook e l’identità cibernetica

A volte qualche genitore mi chiede consiglio su come regolamentare l’uso di Facebook. E la prima cosa che mi viene in mente è: bel problema! Se glielo vieti non va bene, se glielo lasci non va bene, se lo controlli c’è il problema della privacy, se non glielo controlli c’è il problema del pericolo imminente. Poi le categorie di genitori si dividono in permissivi: “cosa vuoi che succeda”, apprensivi “e se lo uccidono”, leggeri “anche se sta attaccato 3 ore è la sua vita”, amici “ci scambiamo i Poke!” e quelli del giusto equilibrio, i più rari.

Confesso di essere di parte, a me piacciono le vie di mezzo equilibrate e come sempre mi viene da porre l’accento non tanto su Facebook di per sé, ma sull’uso che se ne fa.

Allora, la generazione che più mi preoccupa è quella dei preadolescenti – adolescenti. Sarà che probabilmente i bambini (possono avere facebook?) non ne sono particolarmente attratti perché non sono ancora nella fase “social”. Magari lo prendono di più come un gioco, sebbene non neghi gli eventuali rischi anche di questo. Ma torniamo all’acne.

 

L’obiettivo di Facebook qual è? Comunicare? Condividere? Socializzare? Mettere al corrente? Mettersi in mostra? Farsi vedere? Da come io ho capito questa storia, si mette un “me stesso” dentro la rete. Tutti spaventosamente collegati. Poi hai una sorta di lista nera in cui inserisci tutti gli “amici” che puoi smistare secondo liste diversificate. Suddivisione in categoria, obiettivo della seconda elementare. Amici, amici stretti, migliori amici, familiari, persone con cui lavoro, persone con cui sono andato a scuola, persone che ho aggiunto ma che in realtà se non sento è pure meglio. Quindi, intanto suddivisione in gruppi. Insiemi.

Poi hai il problema delle “richieste di amicizia”. Ogni qual volta ne arriva una ho dei momenti di sudore, perché mi immagino sempre la scena in cui devo rifiutare. Ma vi immaginate che razza di confusione cosmica genera quel rifiuto? Un no secco. Fuori dalla mia vita. E poi se con una persona veramente non vuoi avere più a che fare la “cancelli” e poi la “blocchi”, allucinante.

Inoltre, hai tutta la sequela di informazioni inerenti la tutela della privacy, che generalmente la generazione acne non considera. Allora in un batter d’occhio te li trovi tutti magicamente collegati e con i profili aperti dove chiunque e dico chiunque può scoprire e visitare chi sei, cosa fai, chi conosci, dove vai a scuola, come si chiamano mamma e papà, come si chiama il tuo fidanzato, cosa ti piace mangiare, che film guardi, cosa ti fa schifo della vita, cosa invece adori. In un parola, sei manipolabile. Metti in mano a chiunque ciò che sei.

L’errore di fondo è pensare che siccome c’è uno schermo allora in qualche modo sei tutelato. Sbagliato. Perché in realtà il mondo è su internet da un pezzo e non c’è tutta questa distinzione tra reale e virtuale.

Che conseguenza ha questo rispetto alla costruzione dell’identità?

In teoria, questo momento di passaggio è vitale, duro, difficile, proprio perché formarsi è doloroso. Bisogna distinguere, scindere, differenziare, alienare, spostarsi, cambiare. E allora per ovattare questa sensazione di rabbia improvvisa si sta in compagnia. Se da un lato ci si forma dall’altro ci si eguaglia. D’un colpo, tuo figlio, si è trasformato nella copia esatta di quella intorpidita della figlia della vicina di casa. Copie.

Fin qui, mi pare tutto molto normale. La maggior parte di coloro che hanno superato i 18 queste cose le conoscono bene.

Ma la mia preoccupazione non è lì. Sta bensì nel fatto che Facebook rischia di essere un sostituto. Una sorta di baby sitter anti noia. Sei a casa a non far niente? Facebook! Cena in famiglia? Facebook! Al mare a prendere il sole? Facebook! Sei a scuola e la lezione non ti piace? Facebook! Sei in bagno a fare le tue cose?

Facebook! Facebook Facebook Facebook Facebook! Facebook! Facebook!

Una volta questo problema era con gli sms. Ora si chiama Facebook e SMS e What’s up e Twitter. Quando guardavo i film di fantascienza mi veniva da ridere all’idea che il robot vestito da colf impazzisse e iniziasse a tirare uova per la casa. Invece il panorama che non avevo previsto era la dipendenza.

Ci rendiamo conto che a Londra stanno nascendo i centri per la disintossicazione da Internet?

Ancora una volta mi chiedo perché lasciamo che Facebook diventi il baby sitter personale dei figli adolescenti. Dove sono finiti i patronati, le strade dove si giocava a pallone, le uscite tra amiche?

Il fatto è questo, c’è noia, i ragazzi sono annichiliti, non hanno ruolo e lo compensano con foto da super modelli. Ogni posa è una scusa per mettersi in mostra, per farsi apprezzare, per farsi condividere, per attirare l’attenzione con la mera illusione che così facendo si darà impressione di essere potenti, geniali, belli, sicuri e meritevoli.

Spero che il momento in cui narciso cadrà nell’acqua arrivi il più tardi possibile e che per allora avrete molti amici e familiari pronti a tirarvi fuori.

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