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Agli adulti ci penserò dopo

C’era una volta un bambino che andava alla scuola elementare.

Le sue maestre non sapevano bene come insegnargli le cose nuove. Decisero un giorno che questo bambino aveva bisogno di una maestra che lo aiutasse. O meglio, come si dice ora, di una maestra che aiutasse la classe ad aiutare lui. La cosa è un po’complicata, ma la chiamano sostegno. Insomma queste maestre un giorno chiesero di parlare con i genitori del bambino perché secondo loro aveva un problema sul tempo. Era in ritardo.
Quello del tempo sembra un argomento che angoscia un sacco di persone. In ritardo sullo sviluppo normale, in ritardo rispetto agli altri, in ritardo sul programma. Insomma un problema sulla fretta. La mamma del bambino, già che è una che si preoccupa di suo, appare molto spaventata e decide di correre anche lei contro il tempo. Ora io mi immagino questo bambino tirato dal tempo in due direzioni diverse. Una che cerca di recuperare, l’altra che lo rallenta sempre di più.

In tutto questo ci siamo io e il mio bambino che ci guardiamo negli occhi. Io non dico niente, lo rassicuro. Gli dico solo che è potente, che lui può già solo perché è. E’ vivo il mio bambino. Lui corre, e sa essere felice. Lo rende infelice la protesa degli altri, il litigio degli adulti. Gli adulti a volte si dimenticano di essere felici. E allora rendono infelici anche gli altri…ma quando sono i bambini?
Io sono adulto, e vorrei arrabbiarmi con gli altri che gli rendono la vita difficile.
Comunque io e il mio bambino ci guardiamo, lui sorride, si fida e insieme facciamo la lezione.

“Deve essere bello lavorare con i bambini” –
“Sì, i bambini…sono la speranza, sono la vita, sono l’incontro più bello che mi potesse capitare”

Agli adulti ci penserò dopo.

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